Un giorno, nell’Oceano,
ma non so più sotto quali cieli,
gettai, come un’offerta al nulla,
qualche goccia d’un vino raro.

Liquore, chi volle la tua rovina?
Obbedivo forse all’indovino?...
O forse all’ansia del mio cuore,
pensando al sangue, versando il vino?

Assunse una lieve ombra color rosa
Il mare, poi puro si rifece,
ritrovando la sua abituale trasparenza…
Perduto il vino, ebbre le onde…

Balzare nell’aria amara
Ho visto figure immense…

Paul Valéry, Le vin perdu (Trad. di A.Serristori)
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giovedì 21 novembre 2013

L'insostenibile imperfezione delle bottiglie senza anello

Mi ritrovo spesso, sul tardi, la sera, a rimirare le bottiglie. Le bottiglie di plastica per la precisione, di PET: polietilene tereftalato per la vera precisione, perché si fa presto a dire plastica...
Ebbene, le bottiglie di plastica sono chiuse da un tappo, anch'esso di plastica ma di una plastica diversa, questo infatti è di polietilene semplice e non tereftalato come quello del corpo della bottiglia. Sotto alla chiusura c'è un anello di polietilene che una volta serviva a tenere il coperchio fermo sulla bottiglia e impedirne la rotazione, quando la bottiglia era ancora sigillata.
È occorsa una certa forza per rompere il legame tra il tappo e l'anello ed aprire così la bottiglia la prima volta in cui è occorso farlo. Dopo di ché questo anellino plastico è rimasto li, sotto alla filettatura, a cingere l'imboccatura della bottiglia, apparentemente senza alcuna funzione.
Se non ché vi sono situazioni nelle quali il legame non si rompe del tutto, o solo parzialmente, e l'anello rimane attaccato al tappo anche dopo che questo ha lasciato libera la bottiglia di liberare il suo contenuto. Ebbene, in queste situazioni, l'anello viene poi staccato manualmente dal turacciolo in un secondo momento. Alcune persone provvedono poi saggiamente a reinfilarlo al collo della bottiglia. Altri non lo fanno: si liberano dell'anello lasciandone la bottiglia sguarnita. Ecco, a me quelle bottiglie sguarnite dell'anello e magari poi richiuse con il tappo, danno una terribile sensazione di incompletezza, di imperfezione e in definitiva contribuiscono a rimembrarmi in un istante la terribile realtà, che il Mondo non è un posto perfetto.

venerdì 24 ottobre 2008

Il segreto fascino delle proteine

Sono fantastiche le proteine. Probabilmente le molecole più complesse dell'Universo...
Le costruisce una catena di montaggio perfettamente strutturata: una serie di meccanismi chimici perfettamente regolati. Tutto parte dal DNA che se ne sta appallottolato nel nucleo cellulare in una struttura con quattro e a volte cinque livelli di complessità. Il DNA viene copiato nel punto in cui è codificata la proteina, poi nei ribosomi avviene la sintesi: i singoli amminoacidi vengono messi in fila indiana in una catena lunghissima... talmente lunga che poi si ripiega su se stessa, prende la forma di elica, di foglietto, poi si ripiega ancora, si appallottola, si stende si intorciglia su se stessa in modo che a qualunque osservatore sembrerebbe casuale, ne fa di tutti i colori... ma alla fine ha esattamente la forma che serve per la sua funzione biologica.
Insomma a me pensare a queste molecole immense e alle loro forme stranissime mi affascina un sacco, perchè la nostra vita è dovuta a loro: siamo esseri di una complessità immensa: ogni cellula è un'Universo con milioni di reazioni chimiche, milioni di specie diverse, tutte mischiate, tutto in contemporanea, ma tutto che funziona alla perfezione... e non solo noi ma gli animali e i vegetali, persino i batteri e i virus sono qualcosa di più complesso di quanto una mente umana riesca a concepire...
Noi però siamo gli unici esseri su questo pianeta in grado di intuire questa complessità e di rimanerne incantati. Forse questo potrebbe bastare per dare significato alla nostra vita: siamo una macchina chimica di una complessità inimmaginabile in equilibrio precario per un tempo brevissimo ma per un'attimo possiamo dire: "Io sono".

martedì 3 giugno 2008

Prossime risposte

Leggevamo su Coelum di maggio che nel giro di venti anni con tutta probabilità, grazie ai prossimi progetti scientifici, scopriremo se nelle "vicinanze" della Terra esiste qualche pianeta abitato. La presenza di ossigeno nella atmosfera potrebbe essere interpretata come quasi certa presenza di vita: forme viventi in grado di catturare l'ossigeno intrappolato nel suolo e rilasciarlo nell'atmosfera. Entusiasmante.

BIBLIOGRAFIA
"Vita nell’Universo? Presto avremo la risposta", Giorgio Bianciardi, Coelum maggio 2008 pag. 45.

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