lunedì 6 luglio 2009

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Mi svegliai all'improvviso, di soprassalto. Il cielo grigio, nero. Come la danza casuale degli elettroni su uno schermo a tubo catodico.
Mi riaddormentai allo stesso modo. Ma il mio cervello continuava ad andare... Un fluire di immagini astratte. Lampi. Connessioni improvvise; estemporanee. Angoscia.
Tornai a rendermi conto di esistere la mattina dopo. L'orologio digitale accanto al letto segnava sette e ventiquattro. Mi alzai.
Avevo dormito poco e male e lo sapevo, ma la mente era lucida. L'angoscia allucinata della sera prima era un ricordo, adesso vivevo in un misto di apatia e lucida rassegnazione.
Ero consapevole di dovere tentare il tutto per tutto. Non c'era più altro da fare. Ci pensavo guardando il cielo o quello che ne rimaneva: una distesa nera di nubi fitte come il carbone.
E pensavo al cielo dell'infanzia, quell'azzurro che non avevo più rivisto dopo la rivoluzione.
Accesi il terminale e per un attimo credetti di avere sognato tutto. Tutto un solo; terribile; spaventoso; immenso incubo. In quell'attimo assaporai la felicità, una felicità amara, quanto amara era al raffronto la situazione nella quale sapevo; implicitamente, anche in quello stesso istante di stupida illusione; di trovarmi. E ci sperai, ancora una volta ci sperai: che la connessione fosse tornata, che la Subnet fosse ancora in piedi. Niente. I fosfori verdi del monitor emettevano luce alternativamente a formare la scritta: NESSUNA RISPOSTA. IMPOSSIBILE CONNETTERSI.
Il cursore che lampeggiava imperterrito come nulla fosse, come se il contenuto dello schermo fosse il risultato atteso di una normale routine di codice tradotta in linguaggio macchina. Mi irrideva. Non sapeva che la morte della Subnet era anche la sua morte? Chi lo aveva scritto quel codice? Tanti anni prima... nubi... nebbia... grigio... blu... -lampi elettrici-...

Volta pagina, caro lettore, che aspetti? Volta pagina... Oh già, hai ragione tu, che sbadato, questo non è un libro, questo è un blog. I tempi sono cambiati un po' da quando il caro Italo era alle prese coi suoi viaggiatori invernali... Beh, ma allora scorri verso il basso con quel mouse, forza, devo dirti tutto io? dove mai s'è visto uno scrittore che deve dire al lettore cosa fare? Lo scrittore deve scrivere il suo libro, ...il suo blog..., saran' poi fatti del lettore di trovare il modo di leggerlo... Come finisce qui? Ma se è soltanto un inizio... non c'è altro? Lo scrittore invece di continuare con la storia divaga in stupide frasi nelle quali si rivolge direttamente al lettore? O questa poi... ma chi si crede di essere?
Beh, la parte restante del romanzo deve essersi perduta... in un luogo... la casa editrice, lettore, devi recarti presso la casa editrice eeee... quindiiiii... a quel puntoooo... Non c'è nessuna casa editrice, già, il blog...
Beh, caro lettore penso proprio di conoscere la soluzione di questo enigma... vedi, il fatto è che il tuo scrittore non ha più voglia di scrivere... tutto qui... Spero lo perdonerai, non lo fa per supponenza, né per darsi arie, solo non ha tempo, non ha voglia, scrive l'inizio e poi si stanca... è obbligato a imitare chi invece lo faceva per grandezza.
Ma in verità, caro lettore, qualche colpa l'hai anche tu... Sì, perché lo scrittore in questo momento non sa neppure se tu esisti o mai esisterai, caro lettore... forse tu, lettore ipotetico, non sarai altro che lo scrittore stesso e nessun altro... perché scrivere è allo stesso tempo la cosa più egoistica e più altruistica del mondo... un profluvio di energie verso l'ipotetico... per allettar' se stesso.

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